La corsa alla poltrona all’ombra del Colosseo

raggigiachetti
Sei mesi dopo il mio ultimo blogpost, sono rientrata in Italia. Ho scacciato quasi del tutto la nostalgia da espatriata all’estero e ripreso le abitudini italiane.

Il mio ritorno sul blog coincide con il #ballottaggio.
Intanto, mentre scrivo, mi aggiorno sulla partecipazione alle urne: secondo i dati del Viminale, alle 19, ha votato il 34,90% contro il 39,39% del primo turno.

Nelle ultime settimane, giornali come The Guardian, Libération, Le Monde e El Pais, hanno messo in prima pagina i grillini e la Raggi come alternativa de Gobierno et la candidate anti-partis.

Io mi ero fatta una mia idea su questo ballottaggio e ne avevo scritto qualche considerazione in 794 parole, in piena campagna elettorale (sì, quando Marchini girava sul Tevere e la Meloni si faceva i selfie col gatto).

Raggi – Giachetti, la sfida all’ombra del Colosseo

La sfida elettorale tra Roberto Giachetti e Virginia Raggi si presenta come un tête a tête che si lascia dietro confusioni e litigi del centro-destra.

Virginia Raggi, eletta dai ‘suoi’ cittadini aderenti al M5S attraverso le comunarie, scende in campo partendo dalla periferia e dando prova di sapersi sporcare le mani nel Parco del Tufello accompagnata da alcuni colleghi. È una candidata giovane, avvocato e mamma, che piace non solo al pubblico di Beppe Grillo, ma allo stesso Ufficio di comunicazione del Movimento.

La Raggi, infatti, piace allo stesso Beppe Grillo perché segue le impostazioni ‘suggerite’ dal format del Movimento senza deviarne mai le linee guida generali. Sa cosa e come deve rispondere alle domande di opinionisti e giornalisti, accompagna le sue argomentazioni con dati e numeri, nel tentativo di apparire sincera mentre si attiene al palinsesto grillino.

Virginia Raggi non si impegna nell’utilizzo di un linguaggio nuovo che punti a coinvolgere ulteriormente il proprio elettorato. Spesso, poi, le risposte della candidata non sembrano essere realmente farina del suo sacco, capitolate con un noi pensiamo/noi siamo/noi facciamo e sviando la domanda dell’interlocutore direttamente rivolta a «lei».

L’obbligo di attenersi al format 5 stelle si intuisce anche dalla scarsa indipendenza.
Virginia Raggi, infatti, non possiede un sito web personale. Informazioni su di lei si possono trovare solamente attraverso il blog di Beppe Grillo e la sua attività nei feed di pagina personale Facebook e sul profilo Twitter.
In questo senso, Virginia Raggi cerca di compensare questi deficit di comunicazione con la disintermediazione – attraverso i social media – riuscendo così ad avvicinare la maggior parte del pubblico grillino con slogan ed iniziative impostate sull’ultra-partecipazione.

Virginia Raggi ha i suoi punti di forza. Elogiata dalla stampa estera, dal The Economist al The Guardian, passando per Le Monde, la candidata grillina può essere definita un candidato che ha scelto il momento giusto per scendere in campo. La sua campagna elettorale si fa da sola.
È importante considerare il clima elettorale in cui si è calata. Virginia Raggi piace e si aggiudica in testa (anche) perché nella corsa al Campidoglio la gara è con quei partiti che sono stati già delegittimati dal popolo.

Di disintermediazione se ne parla anche (e forse se ne potrebbe parlare anche di più) con Roberto Giachetti che comunica al pubblico romano la sua candidatura tramite il proprio canale YouTube.

Il candidato del Pd, infatti, al contrario della candidata del M5S, ha un proprio sito web dedicato alla campagna elettorale con tanto di slogan dove il cittadino elettore può anche creare un proprio slogan personale.
Ci sono comunque delle perplessità. Pur adottando un linguaggio più concreto rispetto a quello dell’avversaria Raggi, Giachetti sembra dimenticarsi, a volte, della copertura mediatica di cui avrebbe bisogno.

Giachetti si porta dietro l’ombra del Pd e la credibilità che il partito ha perso di fronte agli occhi dell’elettorato romano. Ciononostante, il candidato Pd si dimostra ora più sicuro di se stesso, capace di slegarsi dall’ala renziana e di portare avanti una campagna pulita e più vicina ai cittadini. Il punto di forza di Giachetti sta – probabilmente – nella sua capacità di fornire un programma politico che non è fatto di sole constatazioni e di rimproveri, ma di iniziative concrete e comunque consultabili sul proprio sito web.

Ad ogni modo, Giachetti mantiene salda propria personalità.
Pur appartenendo al Pd, Roberto Giachetti sa rispondere con meno difficoltà alla domanda dell’interlocutore opinionista e/o giornalista. Un candidato, insomma, che sembra intenzionato a dimostrare di volerla fare lui la sua campagna.

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