60 anni dei Trattati: il futuro dell’Europa post-Brexit

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La settimana scorsa si è svolta a Roma l’assemblea degli Stati generali Erasmus. Ministri, rappresentanti Ue e delle associazioni interessate attorno alla tavola rotonda per spegnere la candelina del 30 esimo compleanno di quello che (forse) è stato uno dei (pochi) successi dell’Unione europea.
Ma gli Stati generali non sono solo un modo per festeggiare un programma cresciuto dal 1987 a ora. Sono anche un modo per ricordarci quello che l’Europa ha perso finora e quello che ha guadagnato – purtroppo – a discapito dell’unità: l’euroscetticismo.

I cliché nazionalisti che si sono fatti strada in Paesi dal peso politico determinante, come Regno Unito e Francia, sono il risultato di politiche che l’Unione ha e non ha messo a punto, da Maastricht in poi.
Che il Trattato di Maastricht fosse un Trattato accettato come ripiego non è più un segreto. E, forse, poi, non era nemmeno inaspettato che il processo di Lisbona subisse spaccature, arresti e rivalutazioni, al punto da arrivare, oggi, al rapporto Bresso-Brok e a quello più drastico di Verhofstadt (http://www.europarl.europa.eu/news/it/news-room/20170210IPR61812/futuro-dell%E2%80%99ue-ecco-le-proposte-del-parlamento-europeo).

Sono passati quasi 8 anni da quando si è cercato di buttare giù, con Lisbona, i pilastri del vecchio Trattato del ’92. Ma, dal mettere nero su bianco alla messa in pratica il passo è lungo.
In questi anni, infatti, l’Unione ha sacrificato principi e processo di integrazione, per reagire alla crisi economica e del debito sovrano. Ha aperto la strada ad una nuova governance dei rapporti tra Consiglio, Commissione e Parlamento così come alla nuova governance economica perché, dove l’Ue non è arrivata, ci è arrivata la Bce di Mario Draghi. La multilevel governance ha lasciato lo spazio all’Uem e al Consiglio europeo.

Ma allora cosa è rimasto del progetto europeo?
60 anni dei Trattati che l’Europa festeggerà il 25 marzo a Roma e l’impegno della Commissione Juncker di ripartire con un Libro bianco sul futuro dell’Europa (che gli eurodeputati discuteranno oggi in seduta plenaria a Bruxelles) sono tra le priorità di una nuova Europa.
L’Unione politica è diventata ormai argomento da salotto e, per quanto se ne voglia, non è sufficiente limitarsi a puntare solo a questo. Da Lisbona in poi, le sfide sono cambiate e l’Unione politica non è la sola risposta. L’emergenza migranti, la Brexit, i nazionalismi, l’unione energetica sono solo alcuni dei nuovi punti all’ordine del giorno delle plenarie a Strasburgo.
Resettare il progetto europeo e ripartire da capo – con i 60 anni – potrebbe essere il primo passo per un’Unione europea del post-Brexit, dell’era Trump e della Francia lepenista.
In questo senso, il Pilastro dei diritti sociali così come il dibattito sul futuro dell’Europa, sono già un buon segno. Ma l’impegno di Commissione e Parlamento non può fermarsi al 25 marzo.

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