Ue, il Pilastro europeo dei diritti sociali: la strada verso un’Europa più sociale

Una guida all’occupazione e all’inclusione sociale. Prosegue l’impegno dell’Unione europea sul Pilastro europeo dei diritti sociali, il programma per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei, presentato mercoledì 26 nella plenaria di Bruxelles dal vice-presidente della Commissione europea, Frans Timmermans. La promessa datata marzo 2016, a firma Commissione Juncker, punta a promuovere una “convergenza verso l’alto” – ha spiegato Timmermans – con l’obiettivo di lavorare su un migliore modello di riforma delle condizioni sociali e di lavoro tra gli Stati membri. Promessa presentata sotto forma di due varianti legislative con contenuto identico, come raccomandazione (efficace da subito) e come proposta per una dichiarazione congiunta di Parlamento, Consiglio e Commissione.
Obiettivo ambizioso quello della Commissione nell’anno del Fiscal Compact (quest’anno si decide, infatti, l’inserimento del Trattato all’interno dell’ordinamento Ue) che si concretizzerà anche nel vertice sociale di Göteborg del prossimo 17 novembre e che trova l’appoggio dell’Assemblea di Strasburgo, non solo nel farne una vera e propria legislazione europea, ma anche per farne uno strumento di contrasto alla povertà e alla disoccupazione giovanile.
Il Pilastro europeo dei diritti sociali potrebbe, quindi, essere l’inizio di un processo di cui l’Europa ha bisogno per ripartire sul piano sociale, dell’integrazione, dell’inclusione e delle politiche lavorative. Rimane però l’incognita del principio di sussidiarietà. Un’impasse nei lavori, infatti, potrebbe scaturire proprio dal fatto che il sistema di previdenza sociale è di competenza dei singoli governi e, in fase di consultazioni, proprio gli Stati membri potrebbero rappresentare un ostacolo nella scelta di affidare maggiori poteri all’Ue in quest’ambito.
Per adesso, sembra comunque che Parlamento e Commissione stiano proseguendo nella direzione giusta per “un’Europa più sociale” per continuare a farne “la priorità assoluta del 2017”, come il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha chiarito nei mesi scorsi. L’Assemblea di Strasburgo, infatti, ha approvato – già nella plenaria di gennaio – una risoluzione (a vittoria socialista) sul Pilastro per chiedere, innanzitutto, che siano garantiti a tutti i lavoratori i propri diritti “qualunque sia la forma di occupazione o di contratto”. Tra le raccomandazioni, l’impegno per far rispettare le condizioni lavorative delle nuove forme di lavoro (tra cui digital e on-demand), un freno ai tirocini non retribuiti e ai contratti a zero ore, lotta alla povertà infantile con l’introduzione di una ‘garanzia per il bambino’ e il rafforzamento dell’attuale ‘garanzia giovani’.

Il Pilastro europeo dei diritti sociali

junckerpillarLo scorso 23 gennaio la Commissione ha messo nero su bianco in un unico documento i circa 16 mila contributi raccolti nell’arco di un anno di consultazione: dalla salute e la prevenzione sul posto di lavoro all’assistenza alle aziende (Pmi) e alla protezione dei lavoratori contro i “tumori professionali”, un piano che punta “ai risultati anziché agli aspetti burocratici” – aveva detto Juncker nel corso della conferenza di presentazione – per eliminare o aggiornare le norme obsolete entro i prossimi due anni e indirizzare aziende e microimprese a conformarsi al quadro legislativo esistente.
Il Pilastro si concentra su 20 principi chiave attorno a tre categorie: uguali opportunità e accesso al mercato del lavoro (educazione, gender equality, supporto all’occupazione), giuste condizioni di lavoro (sicurezza, protezione contro il licenziamento, equilibrio vita-lavoro), inclusione e protezione sociale (supporto alla genitorialità e alla disoccupazione, congedo parentale, accesso ai servizi essenziali, inclusione delle persone con disabilità, assistenza ai senzatetto). Gli aspetti chiave saranno finanziati con i Fondi europei e, in particolare, con i finanziamenti del Fondo sociale europeo.
Il Pilastro serve, così, a riprendere il processo di convergenza all’interno dell’Unione economica e monetaria – si legge sul sito della Commissione – e a fare di alcuni suoi principi degli standard di riferimento per l’area euro, con eventuali iniziative, legislative e non, da inserire nel Programma di lavoro della Commissione.

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