Cosa prevede il Rapporto Bresso-Brok sulla riforma dell’Unione europea

Rilanciare il progetto europeo, riformulare la governance e ripensare la governance economica. Nel post-Brexit l’impegno dell’Unione europea è ripartire dai Trattati e dai cittadini. Tra i presupposti di una nuova Europa – quella a 27 – il Rapporto Bresso-Brok, la risoluzione, approvata dal Parlamento europeo lo scorso febbraio, che prevede la riforma dell’Unione europea partendo dal Trattato di Lisbona. Dal potenziamento del ruolo del Parlamento europeo alla riforma dell’Unione economia e monetaria, dalla cooperazione alla giustizia interna passando per l’integrazione del Fiscal Compact nell’ordinamento Ue. Una riforma tout court che ha convinto l’Assemblea di Strasburgo con 329 voti favorevoli, dopo i due anni di lavoro in commissione Afco portati avanti dai due relatori, Mercedes Bresso (Pse) e Elmar Brok (Ppe). Ecco cosa prevede il testo.

voto
europarl.eu

Parlamento europeo
Il Rapporto prevede il rafforzamento e il consolidamento dei poteri legislativi e dei diritti di controllo del Parlamento europeo, di pari passo con quelli del Consiglio, attraverso gli strumenti giuridici corrispondenti e un accordo interistituzionale.
Prevede, inoltre, che il Parlamento: eserciti il proprio controllo sulla Commissione europea (anche nell’attuazione e nell’applicazione dell’acquis negli Stati membri); limiti gli accordi in prima lettura a “casi eccezionali di urgenza”; riveda le procedure elettorali (soglia minima obbligatoria di elettorato passivo; regole democratiche per i partiti politici nella scelta dei propri candidati; affiliazione del logo del partito politico europeo).

Consiglio europeo
Il rapporto interviene anche sul Consiglio europeo, con la fusione del presidente del Consiglio europeo con quello della Commissione. Tra le altre cose, prevede anche che il Consiglio spieghi e motivi “pubblicamente” le sue politiche davanti al Pe, e incoraggia l’attivazione della cosiddetta “clausola passerella”, ovvero il voto a maggioranza qualificata per l’adozione di un atto in un determinato settore.

Consiglio Ue
Il Rapporto punta a fare del Consiglio “una vera e propria camera legislativa” con un sistema legislativo bicamerale Consiglio-Parlamento e con la Commissione all’esecutivo, rafforzando, allo stesso tempo, la trasparenza del processo legislativo del Consiglio e l’accesso ai rappresentanti del Parlamento, come osservatori, alle riunioni di discussioni di atti legislativi.
Il testo di riforma incoraggia anche il passaggio al voto a maggioranza qualificata in sede di Consiglio (non più, quindi, solo all’unanimità) e suggerisce l’istituzione di un ministro europeo delle Finanze (combinando le attuali funzioni del presidente permanente dell’Eurogruppo e del vicepresidente della commissione degli Affari economici e finanziari).

Commissione
Punto fermo sulla Commissione, con l’intensificazione delle consultazioni formali tra i partiti politici europei e il presidente del Consiglio europeo, l’istituzione di un’amministrazione del bilancio e del tesoro dell’Ue (di supporto al ministro europeo delle Finanze) e di una rappresentanza unica dell’Ue/della zona euro nel Fondo monetario internazionale, così come nella Banca mondiale e in altre istituzioni finanziarie internazionali. La rappresentanza in questo caso spetterebbe al ministro delle Finanze o al vicepresidente della Commissione e al presidente della Bce.

Cooperazione istituzionale e sussidiarietà
Il rapporto sottolinea, poi, la necessità di una Corte dei conti europea “più forte e fondamentale per una spesa più efficace dei fondi europei”, una migliore cooperazione nelle relazioni tra Parlamento, Consiglio e Commissione con il Comitato delle Regioni e il Comitato economico e sociale e ribadisce il rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale e verticale da parte di tutte le istituzioni europee e gli organi.

Unione economica e monetaria (Uem)
Tra i punti del Rapporto anche il completamento dell’Uem attraverso “una governance economica efficace e democratica” e un nuovo atto giuridico in materia di politica economica, aperto a tutti gli Stati Ue, che permetta di assorbire gli shock. Il Rapporto mette nero su bianco una “chiara ripartizione delle competenze” tra i  livelli europeo e nazionale con la creazione di “riforme strutturali che consentano di incrementare la competitività, la convergenza dell’economia reale e la coesione sociale” in un periodo di 5 anni, al fine di rafforzare l’economia sociale di mercato europea.

Semestre europeo e Fiscal Compact
Il rapporto interviene anche per un semestre europeo “più mirato e più democratico”, con la definizione degli obiettivi di riforma prioritari e la formalizzazione del controllo del Pe. Prevede anche un ulteriore rafforzamento del dialogo tra Parlamento, Consiglio, Commissione e Eurogruppo, attraverso una valutazione globale della situazione e delle prospettive di bilancio della zona euro, e l’inserimento del Fiscal Compact nell’ordinamento Ue.

Bilancio europeo, Fondo Monetario Internazionale, Tesoro europeo 
La risoluzione prevede che il Quadro finanziario pluriennale (Qfp), da stabilire per 5 anni (in coincidenza con la legislatura del Pe) sia adottato a maggioranza qualificata (non più all’unanimità).
Il rapporto riprende quanto già previsto dal Trattato Ue, ma non ancora applicato appieno. In materia fiscale, si prevede un sistema di vere risorse proprie per il bilancio e la modifica delle procedure di adozione delle risorse attraverso le clausole passerelle. Inoltre, il rapporto punta a: sfruttare il Fondo europeo per gli investimenti strategici (creando anche uno strumento per finanziare e garantire progetti infrastrutturali); garantire piena attuazione del quadro del Six Pack e Two Pack; creare una capacità di bilancio nella zona euro (utilizzando una parte del bilancio Ue attraverso uno strumento per gli incentivi). Infine, il testo punta al rafforzamento dell’Uem, attraverso un’assegnazione delle risorse, e a trasformare il Meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo (da confluire nel processo di creazione di un Tesoro europeo assieme alla capacità di bilancio).

Mercato unico e Unione bancaria
In materia bancaria e di mercato unico, il rapporto incoraggia l’Unione bancaria, basata su un Meccanismo di vigilanza unico e su un Meccanismo di risoluzione unico (con un codice unico applicabile a tutte le banche dell’Ue), e l’Unione dei mercati capitali (con un sistema europeo unico di vigilanza e un sistema di autorità per la competitività formato da organismi nazionali incaricati di valutare i progressi in ciascuno Stato membro).
Inoltre, prevede anche la creazione di un’Unione di bilancio (attraverso lo scambio di informazioni tra le autorità fiscali nazionali), una direttiva per stabilire una base imponibile comune e l’istituzione di un meccanismo di stabilizzazione parzialmente automatico di convergenza.
Punta, quindi, al rafforzamento del controllo parlamentare e giudiziario dei parlamenti nei confronti dei governi nazionali (maggiore ruolo del Pe nella governance economica attraverso l’estensione della procedura legislativa ordinaria anche alle materie economiche e di bilancio) e un controllo della Commissione nell’attuazione e nell’applicazione degli strumenti esistenti o futuri nel quadro dell’Uem.
Inoltre, il rapporto incoraggia: il completamento del mercato interno di pari passo con il rafforzamento dell’Uem, il mercato unico digitale e il mercato unico dei servizi; l’istituzione di un’Agenzia europea dell’energia; una riserva strategica europea e un centro di negoziazione comune con i fornitori; una collaborazione con la Bei per favorire i finanziamenti nel settore dell’energia; un salario minimo deciso dagli Stati Ue; l’adozione di una direttiva sulla mobilità dei lavoratori; un migliore utilizzo dei fondi sociali e regionali; un patto sociale per preservare l’economia sociale di mercato europea.

Sicurezza, difesa, cooperazione
Tra i punti in materia di servizio esterno, il rapporto prevede: il rafforzamento della gestione delle crisi e dei conflitti nell’ottica di un quadro strategico globale (oltre la Pesc e gli altri ambiti dell’azione esterna); l’adozione delle decisioni in Consiglio a maggioranza qualificata; il rafforzamento del controllo del Pe nelle consultazioni con l’Alto rappresentante per la politica estera, il Seae e la Commissione; l’utilizzo della cooperazione rafforzata e l’integrazione dei rappresentanti speciali dell’Ue nel Seae; l’aumento della flessibilità delle norme finanziarie per accelerare l’erogazione di fondi Ue e aumentare la capacità di rispondere “efficacemente e rapidamente” alle crisi.
Inoltre, il testo incoraggia: una cooperazione strutturata permanente e una politica comune europea su capacità e armamenti; l’elaborazione di un Libro bianco su sicurezza e difesa; il coordinamento da parte dell’Agenzia europea per la difesa in materia di sviluppo, ricerca e acquisizione delle capacità; l’istituzione di un fondo iniziale per le attività preparatorie in materia di Politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc); la promozione della cooperazione tra l’Ue e la Nato “a tutti i livelli” (sviluppo delle capacità e pianificazione di emergenza).

Giustizia e Affari interni (Gai)
In quest’ambito, il rapporto prevede: il rafforzamento di Frontex (trasformazione in un sistema europeo di guardie di frontiera, sostenuto da una forza marittima europea – Euromarfor – e da un corpo d’armata europeo migliorato -Eurocorps); l’incoraggiamento di accordi con Paesi terzi per controllare e ridurre i flussi migratori (potenziamento delle competenze per i controlli alle frontiere); il miglioramento del coordinamento tra l’Easo, Frontex e l’Ufficio del Mediatore europeo, al fine di favorire relazioni più agevolate nei casi di “particolare pressione migratoria suscettibile di mettere a rischio il rispetto delle libertà fondamentali dei richiedenti asilo”; l’interoperabilità delle banche dati delle autorità di frontiera.
Inoltre, anche in quest’amito, il rapporto si orienta al rafforzamento del ruolo del Pe e, infine, incoraggia l’applicazione di tutti i principi del Trattato Ue (solidarietà, condivisione della responsabilità tra gli Stati membri, riconoscimento reciproco nell’attuazione delle politiche affari interni e giustizia, Carta dei diritti fondamentali dell’Ue) e l’adesione dell’Ue alla Cedu, attraverso il riavvio dei negoziati con il Consiglio d’Europa.

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