Millennials: tra stereotipi e compromessi saremo i futuri smartworkers. Ma non sarà così facile

Noi Millennials – quelli che siamo nati tra gli anni 80 e i primi 2000 – cambieremo il modo di lavorare. Non è più una novità. E le ricerche lo confermano. Entro il 2020 il 75% dei lavoratori dirà addio agli uffici per lasciare spazio alla flessibilità. Saremo degli smart workers. Ma come ci arriveremo al futuro, noi della generazione Millennials?

Team of creative people taking a break and using computer.

Per noi Millennials è diventato più difficile piazzarci sul mercato del lavoro. E non solo perché il web 2.0 ha accelerato le nostre connessioni, ma anche perché è più difficile darsi un titolo e guadagnarsi un posto in società. Non è più infatti sufficiente scrivere solo ‘neolaureato con esperienza’. Certo, non lo era nemmeno prima dell’era Millenial. Ma, oggi, ad esempio, influencer batte neolaureato 1-0.
L’era Millennials ha generato una competizione che – a quanto pare – si vince solo a colpi di followers e che tira in ballo nuove figure professionali che rincorrono webinar, master e workshop online pur di guadagnare competitività sul mercato del lavoro in generale e del digitale soprattutto. Secondo le stime, infatti, le professioni più richieste per il 2017 nel settore del digitale saranno l’Affiliate Marketing Specialist, lo User Experience Specialist, il Web Content Strategist e il Web Analytics Manager, senza dimenticare ovviamente il Social Media Strategist.
Per noi Millennials è una continua messa alla prova. Siamo la generazione che si è scontrata con la crisi finanziaria più dura di sempre e che per questo è dovuta scendere a compromessi e rinunciare alle promesse sull’equilibrio vita-lavoro. Dati alla mano, il 32% dei millennials ha accettato di ricevere un salario più basso di quanto si aspettasse e il 17% meno benefits rispetto all’ideale di partenza. Nel complesso, il 72% ha accettato un qualche compromesso per guadagnarsi una poltrona e una scrivania. In Italia, siamo il 32%, che non è tanto, ma nemmeno poco.
Visti i dati, ci aspetteremmo di essere destinati all’estinzione, ma in realtà entro il 2050 costituiremo metà della forza lavoro globale.
La fortuna (o sfortuna) per noi Millennials e il rischio per i datori di lavoro è che, per vivere migliori condizioni di lavoro in termini economici e sociali, non riusciremo a resistere troppo a lungo al compromesso e finiremo per muoverci verso nuove opportunità. Oppure, chissà, accetteremo di lavorare sottopagati nell’illusione dell’equilibrio vita-lavoro all’italiana e finiremo per sommarci alle percentuali del divario di genere. Ma, ciononostante, lo sviluppo personale rimane il nostro primo criterio di scelta, quando valutiamo un nuovo lavoro (65%).
La parte divertente è che ci portiamo dietro delle etichette che suonano un po’ come degli stereotipi, soprattutto quelli su come viviamo millennialslavoro e carriera. Come il fatto che siamo pigri perché viviamo ancora con i nostri genitori, ma allo stesso tempo abbiamo delle aspettative molto alte perché pensiamo che tutto ci sia dovuto, o che lavoriamo per vivere e non il contrario. Oppure che siamo degli job hopper, cioè cambiamo compulsivamente lavoro perché non siamo capaci di resistere più di un anno nello stesso posto.
Alle risposte agli stereotipi ci aveva già pensato l’anno scorso sul Guardian Aisha Gani (dopo averli individuati), spiegando perché sono falsi.
Siamo una generazione ambiziosa, è vero, ma vogliamo fare un lavoro che ci piace, dopotutto. Chi di voi sarebbe disposto a fare un lavoro mediocre? Il punto è che il nostro approccio al lavoro coincide con le circostanze di bassi stipendi e precarietà dei contratti e, quindi, il compromesso si riduce ad almeno far qualcosa che ci piace.
Non riusciamo a vivere da soli perché è impossibile farlo con il basso stipendio che ci ritroviamo a fine mese e la convivenza è la nostra ancora di salvataggio, ma allo stesso tempo ci rimbocchiamo le maniche per dare il meglio di noi, anche se abbiamo un approccio diverso a lavoro. Ci piace lavorare al pc in un café dopo il brunch con qualche amico, ma questo non vuol dire che non abbiamo spirito di imprenditorialità, anzi via libera al brainstorming del weekend. Dunque, non chiamateci job hopper.
Vi svelo un segreto: abbiamo tanta voglia di lavorare e di apprendere dalla generazione che sta dietro la scrivania da anni prima di noi. Non è affatto vero che non siamo capaci di resistere in un posto di lavoro più di un anno, ma se le condizioni non ci sono è difficile restare dove i nostri sforzi non vengono riconosciuti.
Voi ci stareste?

millennials e lavoro

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