Linguaggi, comunicazione e social network: cosa (non) fare per imparare a stare sul web

Nel mondo della networked society tra web 2.0, big data e intelligenza artificiale, la comunicazione si muove a ritmi a volte incontrollabili, lasciandosi dietro domande come quella su quale e dove sia oggi il punto di contatto tra queste rapide connessioni e le nostre interazioni.
Per fare un attimo di chiarezza, la comunicazione è uno dei primi fattori a muovere e stimolare le relazioni (e le emozioni) umane. Che si tratti di sociale, corporate o politica, la comunicazione si compone della cosiddetta ‘tecnica della persuasione’ (per intenderci, quella che Aristotele chiamava arte della retorica). In breve, quelli che abbiamo imparato a conoscere come ethos, pathos e logos, ovvero i tre elementi della retorica e del discorso, sono le chiavi che ci permettono di entrare in contatto con l’altro e di diventare empatici. Nell’arte della retorica questo accade quando la persuasione, cioè ethos, entra in contatto con pathos e logos, le componenti del ragionamento.
Comunicare noi stessi è quindi una tecnica con cui ci mettiamo alla prova ogni giorno e nella networked society è divenuta di per sé più amplificata. Ma saper comunicare noi stessi è anche quel biglietto da visita che ci permette di posizionarci online (e offline) nella nostra nicchia di interessi.  Quindi, che tu sia un professionista in erba o un politico, un medico o un imprenditore o semplicemente un Millennial ai tuoi primi CV, dovresti sapere che è importante imparare tecniche ed esperienze su come comunicare te stesso.
Ecco perché dovresti cominciare a valutare le modalità con cui ti stai posizionando nella società.

Partiamo dai social media

hate speech fake newsTra fake news, hate speech e cyberbullismo (solo per citare alcuni dei peggiori fenomeni in rete), i social media sono oggi un contenitore di esperienze personali che, in maniera positiva o negativa (a seconda dell’uso che ne facciamo) influenzano la percezione che gli altri hanno di noi. Che sia Facebook, Twitter, Instagram o il più entertainer Snapchat, quando approdiamo su un social network la domanda che dovremmo porci è “Cosa voglio comunicare agli altri?”. Una domanda che potrà sembrarti banale, ma che in realtà è la chiave di lettura di quello che vorrai farci da qui al futuro con il tuo social. Per darti un’idea di quello che intendo: io, ad esempio, uso Twitter principalmente per comunicare e informare sui temi che sono legati ai miei interessi professionali (nel mio caso, quello che è principalmente legato al mondo politico), mentre uso Facebook più a titolo personale o per condividere i post del mio progetto di lifestyle e food blogging. Mentre su Instagram faccio storytelling attraverso le foto e i video delle mie esperienze.
Cosa voglio dirti con questo? I social network raccolgono post, foto e reazioni che vanno oltre il nostro semplice profilo personale. È sufficiente googlare per raccogliere informazioni su noi stessi, informazioni che verranno fuori e che possono aiutare (o compromettere) la nostra personal brand reputation.
Tutto questo per dirti ‘fai attenzione a quello che posti o alle foto che pubblichi sui tuoi social’ (o anche alle tue stories su Instagram) Che tu sia un politico, un Millennial alle sue prime application o un professionista diviso tra pagine Facebook e scrivanie offline, è importante comunicare un’immagine di te che sia all’altezza di quello che andrai a fare o del programma politico che vorrai presentare. Un esempio che posso farti sono, in questo caso, le card con citazione pubblicate sul profilo FB di Matteo Renzi, tratte dal suo ultimo libro “Avanti” (un chiaro scivolone politico e mediatico). Per elencarti, poi, con un altro esempio, le innumerevoli situazioni imbarazzanti in cui si trovano gli HR quando, dopo esserti candidato per una posizione, danno un’occhiata ai tuoi profili social e si ritrovano davanti foto e contenuti abbastanza discutibili. Insomma, i social (e gli HR) non perdonano (e non dimenticano). Quindi, fai il possibile per costruire e mantenere un certo standard della tua presenza online. 

Online & offline: stay human

Il web 2.0 – e più nello specifico i social media – hanno aperto la strada alla disintermediazione (che nell’ambito politico ha raggiunto oramai le vette più alte). Come in ogni cosa , però, la disintermediazione ha trascinato con sé il ‘lato oscuro’ del vivere e dello stare su internet e sui social, ovvero quelli che oggi conosciamo online come odio, fake news, cyberhate e cyberbullismo. Tutti fenomeni che – intendiamoci – esistevano anche prima del 2.0, ma che oggi sono nelle mani dei cosiddetti leoni da tastiera. Ovvero quelli che riversano frustrazione, odio e rabbia in commenti, citazioni e tweet. Insomma, fenomeni che sono venuti a galla con lo sviluppo sempre più rapido dei social, delle modalità di intrattenimento online e con l’abbattimento delle distanze virtuali. Sulla questione, ti consiglio di dare un’occhiata alla campagna #BastaBufale, lanciata dalla presidente della Camera Laura Boldrini, per una corretta informazione sul web.

Cosa è cambiato con il web 2.0?

L’immediatezza della comunicazione del web 2.0 ha accelerato non solo la nostra capacità di risposta e di accesso alle informazioni nei feed di nostro interesse, ma – purtroppo – ha anche volgarizzato il linguaggio di chi sta online. Stare sui social non significa arrogarsi il diritto di dire la qualunque a chiunque. Dall’altra parte della tastiera ci sarà sempre una persona che magari potrà pure non piacerti per le sue idee politiche o per il ruolo che ricopre, ma – ricorda – è sempre una persona. Che prova sentimenti ed emozioni, esattamente come le provi tu.
Il mio invito è, quindi, quello di ricordarti che il tuo profilo social o il tuo blog/sito web non è una vetrina da bar dello sport dal quale riversare tutta la tua frustrazione interna verso qualcuno. 

Riflettici un attimo: ti piacerebbe se qualcuno ti dicesse “ti bruceremo vivo”?

 

#newmedia #comunicareonline #compol #linguaggi

 

 

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